TERAPIA OSTEOPATICA MANUALE
L’osteopatia consiste nella valutazione e conseguente manipolazione di alcune parti del corpo, maggiormente rachide lombare, dorsale e cervicale e il bacino. Usa un approccio olistico nei confronti della cura e della guarigione, seguendo l’idea che il corpo umano rappresenta un’unità funzionale dinamica, nella quale tutte le parti sono interconnesse. La disfunzione di una parte ha ripercussioni sulle altre e sull’equilibrio del sistema.
In medicina manuale esistono diversi modelli di intervento, fra cui il modello posturale-strutturale o biomeccanico: nel corpo umano tutto è collegato (tensegrità).
Il bacino è l’elemento chiave fra sopra e sotto: serve da ripartitore di forze, forza di gravità dall’alto e forza di reazione dal pavimento. Per funzionare bene deve essere mobile.
Per l’ osteopatia un sistema (corpo umano) per funzionare bene deve essere in equilibrio: le forze, le tensioni al suo interno devono essere in equilibrio. Obiettivo dell’osteopata è proprio riconoscere e liberare le tensioni per riequilibrare il sistema.
Per analizzare un sistema e le sue tensioni si parte sempre dalla valutazione primaria, per passare poi ad individuare un distretto non in equilbrio e di conseguenza la disfunzione somatica da trattare.
Dopo test specifici distretto per distretto, si scelgono e si eseguono le tecniche adeguate per quel caso e infine si rivaluta per vedere se il sistema si è riequilibrato.

Davanti ad un paziente che si presenta la prima volta fondamentale è la raccolta dati: un colloquio iniziale in cui si cerca con domande mirate di ottenere più informazioni possibili circa le sue abitudini, lavorative e non, le posizioni mantenute, il dolore/sintomi lamentati, la sua storia remota, traumi, incidenti, interventi chirurgici, malattie importatnti, con lo scopo di inquadrare da un lato la sua situazione ma anche scoprire ed evidenziare red flags e yellow flags, campanelli di allarme che ci devono mettere in guardia sulla natura dei sintomi/dolore lamentati dal paziente. Ed eventualmente, in presenza di red flags, non iniziare nemmeno il trattamento ma approfondire, con l’aiuto del suo medico o di specialisti.

Terminata la raccolta dati e valutati gli elementi di esclusione si passa all’osservazione statica del paziente. In piedi viene valutato il suo allineamento nello spazio osservandolo da dietro, dal davanti, di lato. In questa fase si usano la verticale di Barrè, le losanghe, il test di Zink e il test ATP (armonia del tono posturale)



La nostra osservazione procede con la valutazione dinamica: si chiedono al paziente movimenti standardizzati con lo scopo di valutare qualitativamente il movimento e lo sviluppo di curve e compensi.

Si procede nella valutazione primaria con test generali quali il test dei rotatori e il TFE e il TFS, utilissimi nel discriminare se la disfunzione del paziente è viscerale o strutturale, ascendente, derivante cioè da un problema nell’arto inferiore fino all’osso iliaco del bacino , o discendente, causata da un problema nella parte superiore del corpo fino all’osso sacro.
In linea generale l’atteggiamento posturale del paziente, essenzialmente tipo anteriore o tipo posteriore in relazione al baricentro rispetto alla base di appoggio, dà già diverse informazioni e suggerimenti circa le zone in sofferenza e quindi probabilmente da trattare.


Alla fine della valutazione primaria, individuato il distretto in disfunzione, cioè il responsabile dei disturbi lamentati dal paziente, che potrebbe anche essere diverso e lontano dalla zona in cui il paziente riferisce dolori e sintomi (tensegrità: tutto è collegato), si indaga in maniera più approfondita il distretto in esame, la sua mobilità, la tensione-tono-elasticità dei muscoli che vi originano e che ci si inseriscono, con lo scopo di capire qual’è la struttura, articolazione, muscolo, viscere, in disfunzione. In questa fase ci si aiuta con test specifici per ogni articolazione.
Il trattamento, a seconda del caso specifico, prevede:
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tecniche sui tessuti molli: allungamento, rilassamento, contrazioni isometriche dei muscoli della zona; tecniche non correttive ma preparatorie per altro,
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tecniche riarticolatorie: mobilizzazione dell’articolazione per cercare di aumentare gradi di movimento deficitari,
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tecniche AVBA (Alta velocità, bassa intensità): manipolazione articolare. Si stabilizza l’articolazione contigua e si manipola quella interessata, cercando di riequilibrarla con un movimento veloce ma piccolo (Thrust) nella direzione in cui ha perso movimento.
Infine si consigliano al paziente esercizi di autotrattamento da fare nei giorni successivi e consigli e strategie per migliorare la postura, evitando posizioni scorrette prolungate e movimenti ripetuti dannosi.